CONSULENZA ED ASSISTENZA LEGALE IN DIRITTO CIVILE E COMMERCIALE
Raffaele Rizzo - Avvocato a La Spezia
 
A seguito di incidente stradale, la compagnia di assicurazione si rifiuta di risarcire l’intero danno subito dalla mia autovettura, adducendo che il costo delle riparazioni supera il valore del veicolo. L’Assicurazione si sta comportando correttamente?

Si deve rilevare che, in materia, non esistendo una precisa norma che disciplini il caso in esame, occorra far riferimento ai principi giurisprudenziali in materia.

Se da un lato si registrano sentenze che negano risolutamente la risarcibilità del danno integrale qualora il costo delle riparazioni ecceda il valore del relictum (ovvero del mezzo incidentato), dall’altro si riscontrano sentenze che, invece, ammettono tale risarcimento ulteriore.

Seguendo la recente giurisprudenza di legittimità, si può affermare che il fine del risarcimento spettante al danneggiato sia quello di porre il patrimonio di quest’ultimo nello stesso stato in cui si sarebbe trovato in assenza dell’evento dannoso (Cass 6856/88 e 3352/89), con il limite dell’effettiva perdita subita (Cass. 7389/87). Ciò può avvenire o mediante il pagamento di un somma pari alla diminuzione di valore (risarcimento per equivalente) o restituendo al bene stesso il medesimo valore che aveva prima del sinistro (risarcimento in forma specifica).

Occorre pertanto guardare attentamente al caso concreto per poter dare una risposta al quesito posto, valutando attentamente tutte le spese che si rendono necessarie per la riparazione del mezzo (compreso, ad esempio, il fermo tecnico), evitando tuttavia che si vada al di là, per il danneggiato, della situazione anteriore al pregiudizio subito.

Tribunale di Padova, sentenza 15/02/10 n. 9727

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Ho avuto un incidente stradale, mi sono rivolto alla mia compagnia e mi è stato detto che mi pagheranno loro: mi sembra strano; a chi è bene che mi rivolga per essere risarcito?

Per capire quale assicuratore è tenuto a gestire la pratica di risarcimento del danno occorre stabilire se si rientri o meno nella procedura dell'Art 149 del nuovo Codice delle Assicurazioni, che, dal 1° febbraio 2007, ha introdotto la nuova disciplina del cosiddetto "risarcimento diretto".

Se il sinistro è avvenuto in Italia, fra non più di 2 veicoli, entrambi assicurati, senza il coinvolgimento di mezzi agricoli o di ciclomotori con la vecchia targhina a 5 caratteri, e con il contatto fra i due mezzi, l'impresa tenuta al risarcimento è proprio la Sua compagnia assicurativa, che poi provvederà a recuperare dalla compagnia del responsabile quanto pagato.

Inoltre la Sua compagnia ha, sempre per disposizione di legge, obbligo di fornirLe assistenza in tutte le fasi del sinistro, dalla denuncia alla liquidazione.

Ricordi, infine, che sarebbe molto utile aver compilato unitamente all'altro protagonista del sinistro il modello di constatazione amichevole (cd modulo blu) che velocizzerebbe di molto i tempi di liquidazione del sinistro.

Negli altri casi (sinistri con più di due veicoli, o senza urto, o con veicoli agricoli o ciclomotori soggetti alla vecchia disciplina, o ancora per sinistri avvenuti all'estero) occorre, in base ai principi generali, rivolgersi al responsabile ed al suo assicuratore, inviando la tradizionale richiesta danni con raccomandata A.R.

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La Nuova procedura di risarcimento diretto coprirà tutti i miei danni? O la mia polizza verrà gravata da “malus” o altre penalizzazioni?

La procedura di risarcimento diretto coprirà, in caso di assenza totale di responsabilità, fino al valore del massimale minimo di legge (attualmente 774.685 Euro, pari ad 1,5 miliardi di Lire), tutti i danni materiali subiti.

Discorso diverso, invece, deve essere compiuto per le lesioni. Queste saranno gestite e risarcite solo fino al limite di quelle che la legge individua, in campo assicurativo, come lesioni di lieve entità ( Art.138 e 139 Cod. Ass.), identificate in quelle in cui si determini una invalidità permanente biologica non superiore al 9 per cento.

Naturalmente, salvo casi macroscopici, tale circostanza andrà accertata, tramite visita di valutazione medico-legale, proprio dalla compagnia che assicura il veicolo( e che resta tenuta a liquidare i danni materiali), e solo dopo l'avvenuto accertamento l'Assicuratore potrà spogliarsi della relativa partita di danno e rinviare la gestione alla compagnia del responsabile.

Quanto alla polizza nessuna penalizzazione sarà possibile. E' opportuno ricordare che da qualche anno la applicazione del "malus" ad una polizza può avvenire solo a seguito del pagamento, da parte della compagnia, di somme a seguito di sinistro, e non come avveniva in precedenza con la sola riservazione dei sinistri.

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Ho avuto l’auto ferma per 10 giorni, chi mi ripaga del disagio? A cosa ho diritto?

La questione è controversa e la giurisprudenza si divide in 2 diversi orinìentamenti: c'è chi afferma che il fermo tecnico vada sempre risarcito, anche in assenza di prova, e chi invece sostiene sia necessaria una prova rigorosa. Recentemente il Trib. di Roma (sent 03/01/08 ) ha aderito alla seconda teoria; il danno da fermo va provato sia in ordine alla effettiva indisponibilità del mezzo, sia riguardo alla necessità di utilizzo del mezzo stesso.

Una sentenza di Cassazione, invece, benchè meno recente (sent. 12908 del 13/07/04) ha riconosciuto in passato un danno da fermo come automatica conseguenza del danno materiale, rimandando la quantificazione, ove non sussista prova specifica (fatture di nolo o altro) a criterio equitativo, con l'unico limite di un fermo non irrisorio.

Peraltro in questo caso il danno da valutare equitativamente è stato individuato con alcune voci, quali tassa di circolazione (cd. bollo), premi assicurativi, deprezzamento, che si determinerebbero automaticamente e che sarebbero ineluttabilmente collegati al mancato uso del veicolo.

In conclusione possiamo ritenere assodate alcune certezze:

Il fermo tecnico, derivante dalla durata tecnica delle riparazioni (in pratica dalle ore di mano d'opera diviso 8 ... 28 h di m.d.o. = 3 gg di fermo), diverso dal fermo effettivo (magari legato all'indisponibilità del riparatore o dei pezzi di ricambio) può essere risarcito :

  • sempre come danno emergente: provandolo, per esempio, con fatture di nolo, per un tempo adeguato e, ovviamente, per il nolo di un mezzo corrispondente a quello sinistrato

  • come lucro cessante in via equitativa, o a fronte della dimostrazione dell'avvenuto pregiudizio economico, e dimostrato che l'uso del veicolo era indispensabile alla attività lavorativa.

  • sotto forma di quota delle spese sostenute (bollo, assicurazione, ecc) nel caso di fermo "non irrisorio"

Da ultimo è bene ricordare la disposizione dell'art 1227 II co. del Codice civile, che impone al creditore un comportamento secondo l'ordinaria diligenza, che esclude possano essere riconosciute spese che abbiano inutilmente aggravato la posizione del debitore: in sostanza, non possono essere adottati quei comportamenti che, usando l'ordinaria diligenza, non si sarebbero adottati se le spese avessero dovuto essere integralmente a proprio carico.

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Ho subito lesioni con una lunghissima certificazione, ma la compagnia non vuole riconoscermi che un periodo molto più breve; può farlo? E mi rimborseranno tutte le spese?

Quando si parla di valutare una lesione, che ha spesso aspetti di pura soggettività, è ovviamente difficile individuare certezze assolute. La prassi vuole che, ottenuta dal medico fiduciario del leso la documentazione probante la natura e la durata di una lesione, la compagnia assicurativa si riservi il diritto di valutare, attraverso i propri operatori, o i propri fiduciari, la congruità delle richieste.

E' evidente che tale valutazione, a distanza di tempo e magari senza alcun diretto contatto con il leso, appare piuttosto arbitraria; è peraltro anche vero che le certificazioni rilasciate dai medici di fiducia sono spesso alquanto generose e non comprendono alcuna gradazione del livello di inabilità riconosciuta. (si parla infatti di danno biologico da totale o parziale inabilità temporanea, e quest'ultima può avere vari gradi, di solito al 75, al 50 o al 25 % rispetto al totale, che, a rigore, dovrebbe verificarsi solo in casi di gravissima infermità).

In tale situazione possiamo ritenere inevitabile seguire la prassi che è quella che comunque sarebbe seguita in caso di contenzioso: il Giudice nominerebbe, con ogni probabilità, un CTU medico che valuterebbe, alla luce di vari elementi (vis lesiva dell'evento, accertamenti diagnostici svolti e loro esiti, abituale e presumibile decorso del tipo di lesione, ecc.) il periodo di inabilità riconoscibile e quantificabile ai fini del risarcimento.

Non ha quindi senso arroccarsi dietro alla durata dalla propria certificazione, essendo preferibile cercare di giustificare le proprie richieste, puntando ad una soluzione concordata.

Quanto alle spese invece è ormai assodato che il risarcimento è dovuto; unica eccezione per le spese sostenute presso strutture private per prestazioni che, in tempi ragionevoli ed idonei per il tipo di lesioni, avrebbero potuto teoricamente essere ottenute, a costi sensibilmente inferiori, presso le strutture pubbliche.

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Chi e secondo quali criteri stabilisce il valore monetario di una lesione? Quali voci devono essere presenti in un corretto risarcimento?

La questione della quantificazione monetaria dei danni da lesione è problema che per anni ha interessato ogni aspetto del nostro ordinamento.

Da un sistema risarcitorio puramente patrimoniale, che portava a storture quali l'esclusione dei risarcimenti per soggetti, quali gli studenti o le casalinghe, che non producendo reddito non vedevano riconosciuto alcun diritto, si è passati, a partire dagli anni 70/80, grazie ad una fondamentale evoluzione giurisprudenziale, ad un sistema che riconosce sempre, in presenza di una lesione, un danno, definito danno biologico, quale lesione del diritto alla salute riconosciuto e tutelato dall'art. 32 della Costituzione.

Una ulteriore evoluzione ha poi inserito nelle voci di danno risarcibile anche il cosiddetto danno morale (praetium doloris), quale risarcimento per le sofferenze e patemi d'animo collegati alla subita lesione.

Vi sono poi altre voci, queste però ancora controverse e non accettate che da alcuni organi giudicanti, quali danno esistenziale, danno alla vita di relazione, danno alla sfera sessuale, che vengono talvolta riconosciute, ma sulle quali neppure in dottrina vi è uniformità.

Al di là delle elaborazioni teoriche possiamo ritenere che un danno da lesione preveda sicuramente, allo stato, queste voci:

Danno biologico

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    • da inabilità temporanea (la durata della malattia conseguente alla lesione)

    • eventualmente da invalidità permanente nel caso di lesioni da cui derivino postumi

Danno morale:

  • calcolato equitativamente, perlopiù in una quota della somma riconosciuta per il danno biologico, ma adattabile al caso concreto

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    Danno patrimoniale

  • laddove si dimostri, con prova rigorosa, che dalla lesione è derivato un diretto pregiudizio economico sotto forma di spese sostenute o di mancato guadagno.

Queste premesse non risolvono però il problema di una concreta quantificazione del danno; a quanti Euro corrisponde la lesione del diritto alla salute?

Per anni, colpevolmente, il legislatore ha mancato di regolare la materia.

Solo nel 2001 (Legge n.57/2001) e limitatamente al danno biologico di lieve entità, (fino al 9 % di invalidità permanente) il legislatore ha dato risposte a queste domande. Inoltre la legge, riferendosi al solo settore della resp. civile auto, ha creato problemi di interpretazione per gli altri ambiti.

La prassi, comunque, ha superato con la forza della concretezza i mille dubbi teorici ed oggi possiamo dire che fino al limite del 9% c'è certezza sull'uso diffuso di questo metodo di quantificazione.

Oltre tale limite invece, in assenza di legge, sono i Tribunali ad aver adottato tabelle valutative così da poter affrontare con una qualche certezza del diritto i casi concreti, ma ovviamente creando l'anomalia di valutazioni diverse a seconda della ubicazione dell'ufficio giudicante. Ad oggi si può ritenere che le tabelle predisposte dai tribunali più importanti, Milano, Genova, Firenze, Roma, Napoli, governino la materia nelle rispettive aree di influenza.

Quanto alla legge 57/01, senza entrare in dettaglio, si può dire che individua in circa 40 Euro la somma per giorno di inabilità temporanea al 100%, e in circa 700 Euro il valore del punto base di invalidità permanente. Valore quest'ultimo che cresce in funzione della gravità della lesione (es. ogni punto base in un 8% vale circa 1450 Euro), e invece diminusce in funzione dell'età (lo stesso 8% in un cinquantenne vale circa 1160 Euro a punto).

Il danno morale è quantificato in una somma fra il quarto e il mezzo di quanto riconosciuto per danno biologico, salvo casi particolari lasciati alla valutazione del giudice. I valori sono indicizzati e variati in funzione degli indici Istat.

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