CONSULENZA ED ASSISTENZA LEGALE IN DIRITTO CIVILE E COMMERCIALE
Raffaele Rizzo - Avvocato a La Spezia
 
Quali sono i casi previsti dalla legge per ottenere la pronuncia di divorzio?

Il divorzio è stato introdotto nel nostro ordinamento con la legge 898 del 1 dicembre 1970. I casi che consentono la proposizione della domanda di divorzio sono tassativi ed indicati all'art.3 della suddetta legge.

Sinteticamente, le ipotesi elencate dall'art 3 della L.898/70 riguardano:- commissione di reati penali di una certa gravità da parte del coniuge, la non consumazione del matrimonio, l'aver ottenuto all'estero annullamento o scioglimento di matrimonio, etc..

Il decorso del periodo di almeno 6 mesi dall'udienza Presidenziale nella separazione consensuale dei coniugi oppure di 12 mesi nel caso di separazione giudiziale, costituisce po il caso più ricorrente di domanda di divorzio (tecnicamente definita dichiarazione di cessazione degli effetti civili del matrimonio ove si parli di matrimonio concordatario, per sottolineare che il divorzio non incide sul matrimonio religioso, ma unicamente sugli effetti civili tra i coniugi). E' necessario, però, che durante il decorso dei sei mesi oppure 12 mesi (in ipotesi di separazione giudiziale) dall'udienza Presidenziale, i coniugi non abbiano ripreso la convivenza e la comunione materiale e spirituale tra loro.

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Quali modalità di divorzio sono previste dal nostro ordinamento?

Il nostro ordinamento prevede due forme di divorzio: una prima forma detta divorzio congiunto, che consente ai coniugi di introdurre con un unico ricorso la propria domanda, contenente le proprie condizioni di divorzio preventivamente concordate, con le quali regolare i rapporti personali e patrimoniali della famiglia. Il divorzio congiunto consente la definizione del procedimento con una unica udienza che si svolge in Camera di Consiglio. Il procedimento termina con la pronuncia di una sentenza del Tribunale che, pur recependo sostanzialmente quanto concordato tra i coniugi, svolge una verifica sulla legittimità delle condizioni concordate consensualmente, tutelando, in modo particolare, i diritti dei figli minori.

L'altra forma prevista è il divorzio ordinario, dove ognuno dei coniugi formula le proprie richieste in contrasto con l'altro. Esso è caratterizzato da una prima fase avanti il Presidente del Tribunale, seguita da una fase istruttoria e con decisione finale della lite con sentenza.

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Quali effetti produce il divorzio?

Il divorzio produce effetti personali e patrimoniali. Per quanto riguarda gli effetti personali, i coniugi riacquistano lo stato libero, vengono meno tutti i doveri coniugali stabiliti dal codice civile, ed è possibile per entrambi passare a nuove nozze. La moglie perde il diritto all'uso del cognome del marito, salvo che ottenga l'autorizzazione all'uso da parte del Tribunale, se sussistono interessi meritevoli di tutela per sé o per i figli.

Per quanto concerne invece i principali effetti patrimoniali, con il divorzio si verifica lo scioglimento della comunione legale e del fondo patrimoniale (salvo, per quest'ultimo che non ci siano figli minori). Si perdono anche i diritti di successione, salvo il diritto del titolare di assegno divorzile di ottenere la corresponsione di un assegno a carico dell'eredità se versa in stato di bisogno.

Restano invece invariati i diritti e doveri di entrambi i genitori verso i figli.

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Quali sono i principali criteri per la determinazione dell'assegno divorzile?

I principali criteri per la determinazione della misura dell'assegno divorzile sono dettati dall'art.5 legge 898/70 (come modificato dall'art. 10 L.74/87) e interessano la valutazione dei redditi di entrambi i coniugi, il contributo dato da essi per la formazione del patrimonio personale e comune, il tenore di vita goduto durante il matrimonio. Questi elementi devono essere rapportati alla durata del matrimonio.

La natura dell'assegno è assistenziale, e il legislatore ha previsto la somministrazione periodica dell'assegno al coniuge più "debole", solo quando quest'ultimo non ha mezzi adeguati o comunque non può procurarseli per ragioni oggettive.

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E' possibile corrispondere l'assegno divorzile in una unica soluzione?

La corresponsione dell'assegno in unica soluzione, cosiddetto assegno "una tantum", è prevista dall'art. 5, comma 8, della L. 898/70. Le parti possono accordarsi per il versamento di una somma in un'unica soluzione al coniuge che ne ha diritto. La somma concordata deve essere ritenuta equa dal Tribunale che pronuncia la sentenza di divorzio. Se i coniugi si accordano per la corresponsione dell'assegno una tantum, e il Tribunale accoglie la richiesta, non potrà essere proposta alcuna successiva domanda avente contenuto economico.

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In caso di decesso dell'ex coniuge ho diritto alla pensione di reversibilità?

L'art. 9 comma 2 della legge 898/70 e succ. mod. prevede che il coniuge divorziato che sia titolare di assegno divorzile e che non sia passato a nuove nozze, ha diritto alla pensione di reversibilità. Nel caso in cui il coniuge divorziato concorra con altro coniuge superstite avente diritto, il Tribunale provvederà ad una ripartizione tenendo conto della durata dei matrimoni con il coniuge defunto.

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Sono divorziata e il mio ex coniuge ha percepito in questi giorni l'indennità di fine rapporto (T.F.R). Ho diritto a percepire una percentuale di tale indennità?

Si, l'art. 12 bis della L.898/70 prevede il diritto a una percentuale pari al 40% dell'indennità di fine rapporto riferibile agli anni in cui il rapporto di lavoro è coinciso con il matrimonio. Il diritto è previsto esclusivamente per il coniuge che sia titolare di assegno divorzile e che non sia passato a nuove nozze.

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