CONSULENZA ED ASSISTENZA LEGALE IN DIRITTO CIVILE E COMMERCIALE
Raffaele Rizzo - Avvocato a La Spezia
 
Che cos'è l'amministrazione di sostegno?

L'amministrazione di sostegno è un istituto giuridico di recente creazione a protezione di quei soggetti che, per effetto di una infermità ovvero di una menomazione fisica o psichica, si trovano nella impossibilità, anche parziale o temporanea, di provvedere ai propri interessi.

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Chi nomina l'amministratore di sostegno?

L'amministratore di sostegno è nominato con decreto dal giudice tutelare.

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Chi può rivolgersi al giudice tutelare per richiedere la nomina dell'amministratore di sostegno?

Il ricorso per l'istituzione dell'amministratore di sostegno può essere proposto dallo stesso soggetto beneficiario, anche se minore, interdetto o inabilitato (il ricorso che concerne persona interdetta o inabilitata è presentato congiuntamente all'istanza di revoca dell'interdizione o dell'inabilitazione davanti al giudice competente per quest'ultima), dagli affini entro il secondo grado, dal coniuge, dai parenti entro il quarto grado, dalla persona stabilmente convivente, dai responsabili dei servizi sanitari e sociali direttamente impegnati nella cura e assistenza della persona, nonchè dal pubblico ministero.

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L'amministratore di sostegno ha diritto al compenso?

Pur essendo l'ufficio dell'amministratore di sostegno gratuito, il giudice può prevedere in suo favore una equa indennità.

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Come si sceglie l'amministratore di sostegno?

L'amministratore di sostegno si sceglie con esclusivo riguardo alla cura ed agli interessi della persona del beneficiario.

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Il soggetto beneficiario può scegliersi l'amministratore di sostegno in previsione della propria eventuale futura incapacità?

Si, ma con atto pubblico o scrittura privata autenticata.

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Il giudice è obbligato a nominare amministratore di sostegno il soggetto designato dal beneficiario?

No, in presenza di gravi motivi il giudice tutelare potrà nominare un amministratore diverso.

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Nell'ipotesi che il beneficiario non abbia designato alcun amministratore ovvero che quello da lui designato non sia stato nominato dal giudice tutelare, come avviene la scelta dell'amministratore di sostegno?

Nella scelta dell'amministratore di sostegno il giudice tutelare preferisce, ove possibile, il coniuge che non sia separato legalmente, la persona stabilmente convivente, il padre, la madre, il figlio o il fratello o la sorella, il parente entro il quarto grado ovvero il genitore superstite con testamento, atto pubblico o scrittura privata autenticata, i legali rappresentanti delle fondazioni e delle associazioni sia dotate che prive della personalità giuridica.

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Possono essere nominati amministratore di sostegno gli operatori dei servizi pubblici o privati che hanno in cura o in carico il beneficiario?

No, la legge lo esclude.

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Qual'è il regime degli atti compiuti dall'amministratore di sostegno in violazione delle norme di legge o delle disposizioni del giudice?

Tali atti, così come quelli compiuti dall'amministratore di sostegno in eccesso rispetto all'oggetto dell'incarico o ai poteri conferitigli dal giudice, possono essere annullati.

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Chi può chiedere l'annullamento degli atti di cui sopra?

Tali atti possono essere annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del pubblico ministero, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa.

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Qual'è il regime degli atti compiuti personalmente dal beneficiario in violazione delle disposizioni di legge o di quelle contenute nel decreto che istituisce l'amministrazione di sostegno?

Tali atti possono essere annullati su istanza dell'amministratore di sostegno, del beneficiario o dei suoi eredi ed aventi causa.

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Nomina di amministratore di sostegno per persona diversamente abile

Il destinatario della misura giuridica di protezione dell’adulto incapace non è necessariamente un soggetto infermo in conseguenza di una patologia, ma anche la persona meramente “vulnerabile” secondo il dizionario internazionale e comunitario cui il Giudice europeo deve necessariamente far riferimento.

 

Caso:

 

Tizio, già Vigile del Fuoco, invalido civile al 100% in quanto affetto da diabete ed insulino-dipendente, retinopatia e sindrome depressiva, subiva l’amputazione dell’arto inferiore sinistro e veniva quindi costretto su di una carrozzina.

 

Solo la figlia concorre ad aiutarlo nel suo menage quotidiano ma, essendo madre di un bimbo di 11 anni e a sua volta portatrice di disabilità, non può accudirlo in tutte le sue esigenze.

 

Tizio vive in un Condominio dove sono presenti barriere architettoniche tali da rendergli impossibile l’uscita dall’abitazione: in primo luogo egli abita al piano primo, accessibile solo ricorrendo ad una rampa di scale e, in secondo luogo, non potrebbe in ogni caso raggiungere il parcheggio condominiale in quanto gli altri condomini posizionano i bidoni della spazzatura sul corridoio (passaggio obbligato) che porta al parcheggio stesso e si rifiutano categoricamente di posizionare un montascale.

 

Nonostante le continue richieste di Tizio volte all’abbattimento delle predette barriere, gli altri condomini hanno sempre mostrato, se non ostilità, quantomeno palese indifferenza, arrivando persino a rimproverarlo per aver “osato” far ricorso al Tribunale al fine di ottenere giustizia, creando così dei costi per il Condominio.

 

Tuttavia il ricorso all’Autorità Giudiziaria veniva presentato dalla figlia, preoccupata per la salute mentale del padre, il quale aveva più volte minacciato il suicidio per non poter uscire dalla propria abitazione.

 

A seguito di numerosi sopralluoghi disposti dal Giudice, i Servizi Sociali riscontravano una situazione opaca caratterizzata da rapporti di vicinato conflittuali e torbidi in cui, ad esempio, i bidoni della spazzatura venivano rimossi in previsione dell’arrivo degli operatori e poi nuovamente posizionati nel corridoio, in cui i vicini rimproveravano Tizio per il ricorso all’Autorità Giudiziaria con continui biglietti attaccati alla porta dell’abitazione, etc..

 

Anche il rappresentante dei Condomini mostrava davanti al Giudice totale indifferenza, riferendo che non si era ancora provveduto ad installare una maniglia (costo: pochi euro) sul portone – circostanza che avrebbe permesso a Tizio di uscire più agevolmente – in quanto tale operazione avrebbe richiesto il consenso dei condomini comportando delle spese.

 

Il Giudice si trovava quindi nella situazione di dover valutare l’opportunità dell’adozione di una misura di protezione nei confronti di un adulto perfettamente in grado di intendere e di volere.

 

Il giudicante varesino, al termine di un discorso logico-giuridico encomiabile dal punto di vista dell’obiettivo di tutela del soggetto incapace, convinto del fatto che il beneficiario fosse ostacolato nella realizzazione della propria personalità (non essendo supportato nell’esigenza di sentirsi libero da barriere e vessato nel momento di reclamare l’esercizio e il riconoscimento dei propri diritti) rilevato che Tizio potesse essere correttamente considerato soggetto “vulnerables” (nell’accezione internazionalmente riconosciuta di adulto non in grado di curare i propri interessi a causa di un’insufficienza delle facoltà personali – Risoluzione Parlamento Europeo del 18 dicembre 2008), dichiarava aperta l’amministrazione di sostegno, assegnando all’amministratore poteri-doveri di compiere ogni e necessaria azione (con espresso potere rappresentativo) volta a garantire la piena esplicazione della personalità di Tizio attraverso l’eliminazione delle barriere architettoniche presenti e all’adozione di ogni altro provvedimento necessario.

 

Tribunale di Varese, decreto del 18 giugno 2010, Giudice Dott. Buffone.

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